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Esercizi spirituali 2026
Oasi Fratelli Tutti · Genazzano-Paliano

Da Babele a GerusalemmeDisarmare le parole

Per credenti e non. Una lectio di Don Carlo Stanzial sul capitolo 5 della Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: La cultura della potenza e la civiltà dell'amore.

Questa pagina è aperta a tutti. Chi crede vi troverà una meditazione; chi non crede, una domanda che ci riguarda tutti: come si custodisce l'umano quando l'umano vuole distruggere l'umano, in un tempo di guerre, di social e di intelligenza artificiale.
Fare esperienza. Non basta ascoltare: è fondamentale la volontà e l'impegno personale. tempo · silenzio · preghiera gli ingredienti per il lavoro personale
Magnifica Humanitas · capitolo 5

Origine e significato del concetto di «civiltà dell'amore»

L'espressione «civiltà dell'amore» è stata coniata e usata per la prima volta da Papa Paolo VI il 17 maggio 1970, giorno della Pentecoste e della mia ordinazione.

«E per quanto possa sembrare strano, la Pentecoste è altresì un avvenimento che interessa anche il mondo profano. Scaturisce da essa se non altro una nuova sociologia, quella penetrata dai valori dello spirito, quella che descrive la gerarchia dei valori, e si polarizza verso i veri e più alti destini umani, quella che ha il senso della dignità della persona umana e del costume civile, quella specialmente che tende risolutamente a superare le divisioni ed i conflitti fra gli uomini, e a fare dell'umanità una sola famiglia di figli di Dio, liberi e fratelli. Ricordiamo come simbolo ed inizio di questa difficile storia il miracolo delle lingue diverse, rese dallo Spirito a tutti comprensibili. È la civiltà dell'amore e della pace, che la Pentecoste ha inaugurato; e tutti sappiamo se ancor oggi di amore e di pace abbia bisogno il mondo!» Paolo VI

L'intuizione di Paolo VI. Il Papa Montini affermò che lo Spirito Santo ha inaugurato una civiltà basata sull'amore e sulla pace, in un mondo stanco di guerre, violenze, lotte sociali e terrorismo.

Un dovere, non un sogno. Nelle sue catechesi e nei discorsi successivi (come nel messaggio di fine anno del 1975), Paolo VI ribadì che gli ideali umani e cristiani non sono semplici utopie, ma precisi doveri morali che spingono all'impegno concreto.

Valori fondamentali. Questa civiltà si fonda:

Parte I

La cultura della potenza: Babele

Leone XIV costruisce il capitolo su due logiche opposte: Babele e Gerusalemme. Questa è la diagnosi di come stiamo scivolando.

1

La normalizzazione della guerra

Il punto più forte: al n. 192 Leone XIV dichiara superata la teoria della guerra giusta. Scrive che è stata «troppo spesso invocata per giustificare qualsiasi guerra».

Perché superata? Perché con l'IA e le armi autonome la guerra diventa più «praticabile»: meno soggetta a controllo umano, più rapida, più impersonale, e abbassa la soglia morale per iniziare un conflitto.

2

La forza senza limiti

La logica della potenza dice: se posso farlo tecnicamente, posso farlo moralmente. È la sindrome di Babele.

3

Armi e intelligenza artificiale

Qui è nettissimo:

  • nessuna decisione letale o irreversibile può essere delegata a sistemi automatizzati;
  • la catena di responsabilità deve restare identificabile e verificabile.

Chiede regole internazionali vincolanti sulle armi autonome. Altrimenti è «automazione della morte» e «deresponsabilizzazione etica».

4

La crisi del multilateralismo e un presunto realismo politico

Critica quel cinismo geopolitico che dice «così va il mondo, bisogna essere realisti». Per Leone XIV non è realismo: è rassegnazione alla legge del più forte.

Parte II

Costruire la civiltà dell'amore: Gerusalemme

Costruire il regno di Dio. Non è utopia: è il programma pratico basato su otto punti.

  1. Tutti possiamo fare la nostra parteresponsabilità condivisa, dal basso.
  2. Disarmare le paroletogliere violenza dal linguaggio, dai social, dalla politica. La guerra comincia nelle parole.
  3. Costruire la pace nella giustizianon pace come assenza di conflitto, ma come presenza di giustizia.
  4. Assumere lo sguardo delle vittimeguardare la storia non dai vincitori, ma da chi la subisce.
  5. Coltivare un sano realismoopposto al presunto realismo cinico: vedere la realtà con speranza, non con cinismo.
  6. Rilanciare il dialogo
  7. La necessità della diplomazia e del multilateralismorilanciare ONU e diritto internazionale.
  8. Pregare e sperare
La questione decisiva non è tecnica, ma antropologica:
chi governa l'IA, nell'interesse di chi, secondo quale visione dell'essere umano? «Come custodire l'umano quando l'umano vuole distruggere l'umano.»
Conclusione dell'enciclica

Ciascuno stia attento a come costruisce

1 Corinzi 3,10

«Il Verbo si è fatto carne… ed è venuto ad abitare tra noi» (Gv 1). È l'invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell'IA.

In Cristo contemplare che l'uomo è chiamato a collaborare nell'opera della creazione… La dignità che lo Spirito Santo scolpisce in ciascuno di noi si riconosce anche nella capacità di riflettere criticamente, di scegliere e di amare gratuitamente, di entrare in relazioni autentiche…

Un solo corpo in Cristo · il cantiere del nostro tempo

La spiritualità del saggio architetto (1 Corinzi 3,10):

Guardando al domani: Neemia. La nuova Gerusalemme discende verso di noi come dono per tutto il popolo di Dio.

Il canto della speranza: il Magnificat
La mia anima esalta la grandezza del Signore e il mio spirito ha esultato per Dio, il mio salvatore perché ha posato lo sguardo sulla piccolezza della sua schiava. Ecco, d'ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno felice, perché il Potente ha fatto grandi cose per me: il suo nome è Santo e la sua misericordia si manifesta di generazione in generazione a coloro che lo temono. È intervenuto con la forza del suo braccio, ha disperso quanti avevano nel cuore pensieri superbi, ha fatto cadere i potenti dai loro troni e ha innalzato i piccoli, ha ricolmato gli affamati di ogni bene e ha mandato via i ricchi spogliandoli di tutto. È venuto in soccorso di Israele, suo servo, per ricordarsi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, in favore di Abramo e della sua discendenza per sempre.

Con la stessa fede di Maria diventiamo tessitori di speranza nel nostro mondo, condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo, così che la presenza di Cristo cresca in mezzo a noi e prenda forma il suo Regno.

Nella fedeltà umile di ogni giorno, anche il tempo dell'IA può diventare un passaggio in cui lo Spirito fa maturare la civiltà dell'amore nella nostra vita…

Dal foglio consegnato ai partecipanti

Nei prossimi giorni

Il tempo da dedicare

Quanto tempo voglio dedicare al Signore: quando e dove. È sempre meglio metterlo in calendario e non lasciarlo al caso.

Suggerimento: per tutto ottobre prendere un tempo settimanale, meglio se non da soli, e ripercorrere i quattro giorni passati insieme.

Proposte

Ripercorri le tappe di questi esercizi, in modo che la ricchezza che il Signore ci ha dato in questi giorni possa radicarsi in noi e portare frutto.

Per approfondire: Nuova Umanità XXV, n. 149, pp. 595-620 — Paolo VI e la costruzione della Civiltà dell'amore, di Mario Toso.

Ricorda

  • Ogni domenica, ore 12.15: Santa Messa in Battistero
  • 1ª domenica del mese: insieme all'Oasi
  • Ogni venerdì in Basilica: ore 10, Cappella della Parola di Dio; ore 11.30, pellegrinaggio per conoscere la Basilica
  • 3º sabato del mese: lectio e riconciliazione
Testo di Don Carlo Stanzial
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