Due proverbi ed un terzo destino ancora da scrivere.Scegli tu dove siamo diretti.
Il cammino della filosofia e quello della letteratura si incrociano spesso su binari speculari, ma raramente l'unione di due massime distanti nel tempo e nello scopo produce una sintesi così potente e disarmante sulla natura umana. Unire il celebre adagio hobbesiano «Homo homini lupus» (l'uomo è un lupo per i suoi simili) al monito evangelico di Matteo (7, 6) «Margaritas ante porcos» (non gettate le perle ai porci) significa tracciare il ritratto di un'umanità complessa, drammaticamente divisa tra l'istinto alla sopraffazione e il rifiuto ostinato della bellezza, della virtù e della conoscenza. Se isolati descrivono rispettivamente la brutalità sociale e l'ottusità morale, uniti questi due proverbi rivelano una verità ancora più profonda: la cecità spirituale è la radice stessa della violenza.
La prima parte di questa formula congiunta ci porta direttamente nel cuore della filosofia politica di Thomas Hobbes e, prima ancora, della commedia di Plauto. L'idea che l'uomo sia guidato da un egoismo radicale e che, in assenza di leggi, tenda a fagocitare il proprio simile in una perenne "guerra di tutti contro tutti", dipinge la società come una selva. In questo contesto, l'alterità non è vista come un'occasione di dialogo o cooperazione, ma come una minaccia costante da neutralizzare. L'essere umano si fa lupo: vigile, spietato, mosso dall'istinto di sopravvivenza e di dominio.
Tuttavia, l'equazione della misantropia si completa e si fa più sottile quando a questa ferocia si aggiunge l'immagine delle "perle ai porci". Il testo del Vangelo di Matteo, nella sua interezza, non si limita a stigmatizzare l'inutilità del donare qualcosa di prezioso a chi non possiede gli strumenti per comprenderlo. Il versetto ammonisce: «...perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi». Ecco il punto di contatto perfetto con la metafora del lupo. L'ignoranza e l'incapacità di riconoscere il valore — che sia la verità, l'arte, l'empatia o il pensiero critico — non generano soltanto indifferenza, ma una reazione violenta. L'animale che calpesta la perla si sente minacciato da ciò che non capisce, e risponde aggredendo il donatore. I "porci", nel momento del rifiuto, rivelano la loro natura di "lupi".
Questa sintesi offre spunti di riflessione straordinariamente attuali se calata nella realtà contemporanea. Viviamo in un'epoca dominata dall'iper-connessione e, paradossalmente, da una crescente polarizzazione dei conflitti sociali e verbali. Il fenomeno del dissenso violento sui social network, il dilagare delle "fake news" a discapito della verità scientifica o storica, e la tendenza a banalizzare o deridere il pensiero complesso ne sono la dimostrazione lampante. Chi oggi tenta di portare una "perla" nel dibattito pubblico — che sia un'analisi approfondita, un gesto di solidarietà o un'idea innovativa — si trova spesso a fare i conti con un'opinione pubblica che non solo rifiuta il dono, ma si volta per distruggere la credibilità di chi lo ha offerto.
In conclusione, l'unione di «Homo homini lupus» e «Margaritas ante porcos» smette di essere un semplice gioco di parole per diventare un severo monito culturale. Ci ricorda che la barbarie sociale non nasce dal nulla, ma è il risultato diretto dell'impoverimento dello spirito e della mente. Si può anche momentaneamente nascondere le proprie "perle" e provare comunque ad individuare quelle degli altri: diventa pura e semplice resistenza, quella resistenza che è ancora fondante per la nostra democrazia.